Ornella
“Che cosa hai fatto in questi anni?” “Sono andato a letto presto”, la celebre battuta dal film C’era una volta in America ieri sera non l’ho assecondata, rimasta sveglia in compagnia di una tisana a seguire il mio programma preferito, “The Voice Senior”, dove donne e uomini over sessanta si rimettono in gioco tirando fuori la loro voce dopo anni in cui l’hanno messa in sordina occultata repressa, per buone e meno buone ragioni.
Tra i concorrenti adesso c’è una donna che, come me, ha avuto una paralisi di corda vocale, ma al contrario di me ne è uscita grazie alla logopedia; la vedo piangere sullo schermo rievocando quei mesi terribili in cui era senza voce ma non piango, non sento niente a parte l’invidia, perché lei la sua voce l’ha ritrovata, e adesso è su un palcoscenico in televisione ad esibirsi a The Voice Senior, e io invece su un divano come una senior qualunque, a combattere sonno e tristezza guardando storie di riscatto altrui, sognando che arrivi finalmente il mio momento di ritirare fuori la voce, di farmi sentire; e dopo che la ex paralitica vocale ha trionfato, cantando a gola spiegata una canzone di Mina, arriva il momento del telegiornale di mezzanotte, The Voice Senior si interrompe per lasciare spazio alle notizie, anzi alla notizia, fresca di nottata: è morta Ornella Vanoni, voice senior per eccellenza con i suoi 91 anni suonati e cantati, ma niente affatto senior per la sua voglia di esserci ancora, per la sua voce rimasta intatta, a far marameo al tempo che passa.
Ornella che con la sua bellezza atipica e conturbante piaceva a mio padre, Ornella controcorrente, che sposa un uomo che non ama e ama uomini già impegnati o non disponibili a un impegno nel senso convenzionale del termine, Ornella che con la sua voce la sua presenza scenica le sue scelte ha costituito un modello diretto o indiretto per tutte noi, anche riprendendosi la scena televisiva e teatrale a un’età in cui sarebbe più normale, più saggio, starsene su un divano con una copertina addosso a guardare la tivù, sorseggiando tisane della buonanotte.
La bella Ornella, donna vissuta ma non amareggiata, che mi fa l’occhiolino quando un senior dalla faccia da pugile mi riaccompagna alla macchina cantandomi “L’Appuntamento” con l’intento di farmi capitolare; lo ascolto ascoltarsi cantare nel buio, con voce intonata impostata predatoria: è chiaro che si piace, si piace molto mentre prende in prestito Ornella, si piace molto più di quanto gli piaccia io; e allora sorrido come son sicura avrebbe fatto anche l’Ornella, “Scommetto che questo è uno dei tuoi cavalli di battaglia con le donne”, commento, e ridiamo insieme e buonanotte, niente succede quando il finale è così prevedibile e banale.
Banale e prevedibile, aggettivi che a Ornella non si attagliano, lei che con la sua voglia la pazzia l’innocenza l’allegria di morir d’amore ci ha fatti sognare, lei con quella faccia un po’ così, così così da quando ne aveva fatto campo di battaglia per interventi estetici; la amavamo anche per questo, per la sua autenticità, il suo essere fuori dagli schemi come noi non avremo mai il coraggio di essere; per aver dato voce ai nostri sogni più audaci, noi che senior non ancora siamo, ma già rassegnati al divano, alla copertina e alla tisana.
